 |
Info:
Strada del
Culatello di Zibello
Tel. 0524-939081
mail INFO
P.IVA: 91026730340
Roots and Blues Festival 2006 |
|
Porcolonga di Primavera2006
|
|
 |
|
|
Il
Parmigiano-Reggiano
Il Principe dei formaggi
OTTO
SECOLI DI NOBILTA'
Quando si dice che il Parmigiano-Reggiano è "da almeno
otto secoli un gran formaggio" non si afferma soltanto la sua
antichissima origine, ma anche il fatto che esso è oggi esattamente
com' era ben otto secoli or sono: con lo stesso aspetto e la stessa
straordinaria fragranza; fatto allo stesso modo, negli stessi luoghi,
con i medesimi e sapienti gesti rituali. Quando si parla di otto
secoli ci si riferisce a testimonianze storiche che fanno fede come
già nel 1200-1300 il Parmigiano-Reggiano avesse raggiunto
quella tipizzazione perfetta che si è conservata sostanzialmente
immutata fino ai nostri giorni. Il che significa che la produzione
casearia del comprensorio ha sicuramente origini molto più
antiche, potendosi ragionevolmente supporre che le caratteristiche
peculiari del prodotto fossero state raggiunte molto tempo prima,
man mano che dai formaggi eccellenti, ma non tipicizzati, citati
dagli autori latini, la spontanea evoluzione e il perfezionamento
delle tecniche di caseificazione arrivarono a definire quei caratteri
che oggi sono divenuti anche per legge lo "standard" del
Parmigiano-Reggiano.
LA PARTE DI DIO
I primi che ottennero nelle forme da loro lavorate quei caratteri
tipici del prodotto, che ancora oggi ne proclamano la superiorità
su ogni altro formaggio, videro che quel che avevano fatto era bene,
era qualcosa che non si poteva più migliorare; e da uomini
saggi si contentarono della eccellenza qualitativa raggiunta. Avevano
ottenuto un premio alla loro opera amorosa, al loro impegno; ma
come per ogni lavoro creativo (ed è spesso opera d'arte anche
quella originale dell'umile artigiano) ma non era mancata "la
parte di Dio"; infatti, oltre alla mano dell'uomo, molti altri
elementi indipendenti dai suoi sforzi avevano concorso a produrre
il risultato perfetto. Sono elementi che raramente si riscontrano
altrove e mai nella stessa inimitabile composizione: la formazione
geologica del terreno, la particolarità degli allevamenti,
quella dosata combinazione di circostanze agro-geo-ambientali ed
umane che permette la produzione di un latte di pregio, diverso
anche da quello di zone geograficamente vicine, l'unico latte che
può dare origine a un formaggio eccezionale, capace di una
maturazione lentissima, che lo carica di sapori inimitabili. E'
invece da attribuire tutto agli uomini il merito di aver conservato
orgogliosamente attraverso i secoli le patenti di nobiltà
del Parmigiano-Reggiano: di non aver ceduto, nemmeno oggi - in cui
tutto è tecnologia ed automazione - agli allettamenti della
semplificazione delle funzioni e delle attività, continuando
nella loro fatica e nel loro rischio, ostinandosi con lealtà
e con fierezza a fare il loro formaggio solo con il latte, col caglio,
col fuoco e con l'arte dei casari; perseverando nell'osservanza
schietta e rigorosa di metodi secolari e nell'applicazione di una
tecnica che è frutto di particolare vocazione e di maturata
esperienza.
ERA CELEBRE NEL RINASCIMENTO
Secondo il Platina, umanista cremonese del '400: "Due sono
oggi in Italia le specie di formaggio che si contendono il primato:
il 'marzolino', così chiamato dagli Etruschi perché
si fa in Etruria nel mese di marzo e il Parmigiano nella regione
cisalpina, che si può anche chiamare 'maggengo', dal mese
di maggio". Un'altra citazione è tratta da un libro
di Francesco Maria Grapaldo, dove si commentano passi di Vitruvio
e di altri autori latini; eccone le traduzioni: "Formaggio
Parmigiano: ai nostri tempi in Italia si dà un primato di
qualità al formaggio Parmigiano, mentre un tempo si vantava
l'abbondanza della lana. Di qui il distico: ...sono il nobile frutto
del latte di Parma..".
I DOCUMENTI PIU' ANTICHI
Non occorre compiere laboriose e defatiganti ricerche nelle nostre
numerose biblioteche per radunare documenti sull'antica origine
del Parmigiano-Reggiano. Una delle citazioni più significative
si trova addirittura nel Decamerone e - per le parole stesse con
cui è espressa - non lascia dubbi che il Parmigiano, a cui
Maso si riferisce nel descrivere al credulo Calandrino, il paese
di Bengodi, è esattamente lo stesso formaggio che oggi si
fregia del nome di Parmigiano-Reggiano: "et eravi una montagna
di formaggio Parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti,
che niuna altra cosa facevan, che fare maccheroni e ravioli",
con l' altra bella trovata che, una volta cotti, li facevan rotolare
sul formaggio per condirli meglio.
Lo stesso formaggio, la stessa denominazione, così diffusa
anche oggi, a condimento della pastasciutta (Cfr. Frate Salimbene
"Le Cronache").
I PRANZI LUCULLIANI DEL
'500
Anche del XVI secolo è la testimonianza che afferma "in
questi tempi il primo vanto all'Italia è dato per il formaggio
Parmigiano, mentre una volta glielo si attribuiva per l'abbondanza
della lana"; del 1656 il dizionario dei sinonimi di Francesco
Serra, dove si dice che "i nomi del formaggio derivano dai
luoghi dove lo si produce migliore; come il Parmigiano, che prende
nome dal luogo e dalla bontà" (e cioè dal luogo
in cui è veramente buono). Ma può colpire di più
, come curiosità, la pagina in cui l'allora celebre Cristoforo
di Messisbugo descrive - in un suo ricettario, seguito da esempi
di menu - la "cena privata" da lui fatta preparare in
casa sua il 17 gennaio 1543. Era una cenetta tra amici, si direbbe
oggi, con 20 persone appena e priva di pretese (sottolinea messer
Cristoforo: "senza vitello e senza capponi") eppure "le
frutte e confettioni", cioè il dessert, comprendevano
"piatti 6 di formaggio Parmigiano" oltre a tutto il resto.
Da notare la raffinatezza di servire il Parmigiano-Reggiano con
uva fresca e pere: questo formaggio con la frutta (non solo le pere
e l'uva, ma anche le mele, le pesche, le noci, i fichi, il kiwi,
ecc.) viene riscoperto anche oggi come fine pranzo o come un dessert
da buongustai.
DA MOLIERE AL CARTEGGIO
DEGLI ANZIANI DI REGGIO
Molte testimonianze, tra le più curiose, sono indirette,
come quella riferita da vari biografi di Molière: il grande
commediografo in tarda età si nutriva soprattutto di Parmigiano.
D'accordo in questo con la dietologia moderna che raccomanda questo
formaggio anche ai bambini e agli anziani per il suo altissimo potere
nutritivo, per la sua digeribilità e per la specialissima
ricchezza in calcio e fosforo facilmente assimilabili.
Ma le testimonianze più dirette (che non possono non suscitare
una certa emozione nel ricercatore), sono quelle che si rinvengono
manoscritte negli archivi di Reggio E., di Parma, nei registri delle
merci esportate ove si parla di partite di Parmigiano-Reggiano dirette
in Francia, in Inghilterra e in tutta l'Europa civile. Non si finirebbe
mai di citare; ci si conceda solo di riferire un brano di una lettera
dal "Carteggio degli Anziani di Reggio Emilia", datata
21 gennaio 1536; questi autorevoli Signori , raccogliendo le lamentele
di "A. Patacino, nostro cittadino", esprimono una garbata
protesta perchè "adducendo" Parmigiano-Reggiano
a Venezia, "lo astringono a pagare il datio". Con il suo
curioso sapore di attualità questa missiva merita di chiudere
la nostra piccola scelta di citazioni.
UN PRESENTE DEGNO DEL PASSATO
La storia recente del Parmigiano-Reggiano ha pure i suoi capitoli
importanti; è, in sostanza la storia di come i circa 600
piccoli caseifici artigianali della zona tipica (che rappresentano
circa novemila agricoltori produttori di latte) abbiano ottenuto
il riconoscimento della legge alla loro determinazione di conservare
inalterato il metodo di lavorazione e l'altissimo livello qualitativo
del prodotto; di come la garanzia di genuinità del Parmigiano-Reggiano
sia oggi assoluta, in forza di norme precise, applicate con rigida
autodisciplina di conformità e con rigoroso controllo. Ma
non occorre raccontarla: i fatti parlano da soli, come appare nelle
pagine che seguono, che illustrano la situazione di certificazione
del processo produttivo presente, degno di un passato tanto nobile
e antico.
|
|
|